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LE DOMANDE DI ELENA: Le voci dei ragazzi e delle famiglie al tempo della quarantena / TESTIMONIANZA

Le scuole  sono chiuse,  le attività lavorative, ludiche e sportive interrotte. Tutti siamo disorientati, confusi, ma per  i ragazzi disabili e le loro famiglie l’isolamento, la clausura forzata via via che è passato  il tempo  sono divenuti ancor più gravosi e problematici. La rete di supporto costruita faticosamente negli anni a supporto della loro vita (Centri socio riabilitativi, attività ludico-sportive specifiche, percorsi di autonomia ecc) improvvisamente è venuta meno. Tutti a casa! Già, ma come organizzarsi, come spiegare a ragazzi, semmai con grave ritardo mentale, tutto ciò. Come spiegare loro  che non si possono fare più le attività che finora hanno definito le loro giornate, che non possono vedere e abbracciare i loro amici, i loro educatori. Perché per uscire dobbiamo portare  una mascherina?

    Orbene,  per comprendere meglio che cosa accade nelle nostre case,  abbiamo pensato di raccogliere direttamente le testimonianze dei ragazzi e delle loro famiglie.

La madre di Elena racconta che  «ogni mattina Elena chiede: oggi è finito il coronavirus? Posso rivedere i miei amici? Posso andare al centro? Elena ha bisogno di certezze, di sapere che i suoi giorni seguono un rituale ben preciso che abbiamo dovuto ricreare dopo che il maledetto virus ha distrutto il precedente. Ora la mattina si dorme un pochino di più poi si fa colazione e si inizia con le domande, poi si passa a parlare delle carte delle Winx che vuole acquistare on line ma non le trova, la casa che secondo lei dovremmo acquistare e così via senza soluzione di continuità fino all’ora di pranzo. Fortunatamente dopo pranzo viene un’operatrice del centro che la porta a fare una passeggiata nei dintorni e gioca un po’ con lei, ma appena l’operatrice se ne va, si ricomincia…vuole stare ancora fuori nella via per vedere se trova qualcuno a cui fare le stesse domande: perché non si può uscire, perché non può andare al centro, perché non ci si può incontrare con gli amici, ecc. Quando finalmente riusciamo a riportarla in casa, sfoga la sua frustrazione con capricci e richieste impossibili…..a volte riusciamo a calmarla facendola parlare al telefono con una amica del centro per farle capire che tutti devono stare a casa. Elena ha sempre vissuto la sua casa come il luogo dove si torna dopo una giornata piena, dove ci si libera delle tensioni e dello stress e non accetta di viverla diversamente, quindi non vuole farsi coinvolgere nelle attività domestiche, anche se ne è capace, né accetta di giocare con noi familiari, né di leggere qualcosa o guardare la tv, a meno che non sia dopo cena. Ci hanno offerto la possibilità di rimandarla al centro in condizioni di sicurezza, ma la paura che potesse ammalarsi ci ha spinto a non accettare.  E’ dura per lei, più di quanto non lo sia per tutti noi: capisce che uscire è pericoloso perché ci si potrebbe ammalare, che non ci si può incontrare con gli amici perché si rischia di contagiare o di essere contagiati…..ma accettarlo è un’altra cosa e lei è convinta che mettendo in atto la sua ritualità tutto può tornare a posto»

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